10 Agosto 2018 | Posted in Notizie

La Commissione pubblica un dettagliato documento sugli effetti della separazione, a prescindere da un accordo o meno. E tenta di fare pressione su Londra. Primo incontro a Bruxelles tra Barnier e Raab

La domanda che tutti ci poniamo è: “Il Regno Unito fa o no parte dell’Ue?”. Per il momento la risposta è si. Infatti il Regno Unito ha tempo fino al 29 di marzo 2019 per tagliare i ponti definitivamente con l’Unione europea, dove i tempi possono essere ulteriormente allungati se gli altri 27 Stati membri sono d’accordo. Si è parlato anche di un “futuro visto” per viaggiare dal continente all’isola inglese e viceversa. Tuttavia per ora non occorre nessun visto, poiché ancora membro dell’Unione.

Quello dei visti è un po’ un problema simbolo. Una delle più forti ragioni per le quali i cittadini britannici che hanno scelto la Brexit lo hanno fatto è stata proprio la paura degli stranieri. Dunque, se non ci sarà un nuovo accordo, Londra dovrà decidere che statuto dare agli ex partner quando chiedono di entrare nel regno, e, reciprocamente (si spera) dovrà farlo anche l’Unione. Ma non è affatto detto che le cose procedano di pari passo, nel senso che Londra potrebbe decidere di non imporre dei visti, e l’Unione invece sì. E’ questa la questione che alla Commissione europea hanno lanciato e lasciato sospesa oggi, presentando un nutrito documento indirizzato a Stati Membri ed aziende per spiegare cosa succederà dopo il 29 marzo.

Altre conseguenze delle Brexit indicate nel documento sono invece determinate, a prescindere da come andranno i negoziati. Le Agenzie Ue basate in Uk si trasferiranno nel Continente, come è stato per quella del farmaco, e la rappresentanza a Londra diventerà una delegazione diplomatica come c’è in un qualunque Paese terzo.

 

Articolo scelto ed elaborato da Matteo Tognella, in Alternanza Scuola-Lavoro presso Europe Direct Verona

[Voti: 0    Media Voto: 0/5]