L’UE e la disinformazione

8 Settembre 2021 | Posted in Diritti Fondamentali, Notizie

Che cos’è la disinformazione?

È il fenomeno che si verifica quando si legge un’informazione accattivante, ma falsa, e si decide di condividerla senza aver prima verificato la veridicità della fonte. Così facendo, si innesca un processo difficile da interrompere di disinformazione, poiché in pochissimo tempo una notizia non vera viene condivisa con più persone che a loro volta decidono di fidarsi ciecamente.

Come combatterla?

È molto semplice manipolare i contenuti di una vera notizia e dare una visione distorta della realtà; perciò quando si pensa di aver incontrato un informazione non vera basta seguire questi semplici passaggi per evitarne la diffusione:

  1. non condividere l’articolo o il post;
  2. verificare la fonte dalla quale abbiamo preso la notizia e capire se diffonde informazioni vere, per averne la certezza si può verificare se anche i siti ufficiali governativi riportano gli stessi dati;
  3. solo dopo esserci adeguatamente informati possiamo capire se si tratta di una fake news o di una notizia vera;
  4. nel caso sia una comunicazione ufficiale posso decidere di diffonderla con amici e parenti;
  5. se invece capisco che si tratta probabilmente di una fake news devo immediatamente segnalarlo, ma come? Se si tratta di un post su un social media posso segnalarlo dando come motivazione “notizia falsa”, se invece è un articolo di una testata giornalistica o di un blog online lo devo comunicare ai siti nazionali o europei dedicati.

In generale prima di condividere un informazione dobbiamo sempre metterci in discussione e cercare di capire se è solo la risposta più semplice o un’informazione verificata. Prima di diffondere una qualsiasi notizia è buona norma vedere se diverse fonti, meglio se quelle ufficiali, riportano la stessa notizia e solo allora decidere se divulgarla o meno.

Quali sono gli effetti che possono avere le fake news sulla nostra vita?

Nei momenti di particolare debolezza siamo più inclini a cercare un capro espiatorio per i nostri problemi e cerchiamo di aggrapparci a qualsiasi soluzione. Ma cosa succede se decidiamo di affidarci completamente a una fake news? Gli effetti possono essere molto gravi, possiamo addirittura arrivare a mettere a repentaglio la nostra stessa vita, si può perdere la fiducia in tutto quello a cui abbiamo creduto fino ad ora. È possibile non credere più nelle istituzioni ufficiali e decidere di affidarsi completamente a teorie complottistiche infondate, infatti, le informazioni false solitamente servono proprio a diffondere confusione e sfiducia verso i governi. Ma allora perchè le fake news continuano a diffondersi nonostante le numerose campagne informative? Perchè spesso, siamo attratti dalle cosiddette “fake news” perché danno risposte semplici e immediate a problemi più complessi, a cui magari la scienza non sa dare una soluzione.

Cosa fa l’UE per contrastare questo fenomeno?

L’Unione Europea, specialmente negli ultimi anni, si è particolarmente impegnata per cercare di limitare il più possibile la diffusione di notizie fasulle, poiché in certi casi possono portare a gravi conseguenze. L’UE ha pensato di istituire questo sito: https://euvsdisinfo.eu/it/, proprio per cercare di contrastare le maggiori fake news che girano quotidianamente sul web e per far capire alle persone quanto in realtà si appoggino a teorie infondate.

Disinformazione e Covid

La recente pandemia ha provocato uno shock ed una confusione generale, la quale ha portato alla diffusione delle più disparate teorie complottistiche, e purtroppo molte persone ci si sono aggrappate cercando di trovare una soluzione più semplice. Ciò ha portato a perdere fiducia nei vaccini, nella sanità pubblica e nei governi con conseguenze in certi casi particolarmente gravi.

fonti:

Learning Corner-https://europa.eu/learning-corner/spot-and-fight-disinformation_it

CommissioneEuropea-https://ec.europa.eu/info/live-work-travel-eu/coronavirus-response/fighting-disinformation_it

L’Articolo è stato redatto da Letizia Guadagnini, dell’ITCS Lorgna-Pindemonte, nell’ambito del progetto di Alternanza Scuola Lavoro presso lo Europe Direct.

Nuova agenda per il Mediterraneo

16 Febbraio 2021 | Posted in Diritti Fondamentali, Giovani, Notizie

Dichiarazione di Barcellona – 1995

Venticinque anni fa l’Unione Europea e i partner del Mediterraneo meridionale si sono impegnati a trasformare il bacino del Mediterraneo in uno spazio di dialogo, scambio e cooperazione, garantendo pace, stabilità e prosperità. Nel 1995, infatti, la Dichiarazione di Barcellona ha varato il partenariato euromediterraneo.

Dall’avvio di tale processo, vari accordi di associazione sono stati conclusi dall’UE con altri paesi mediterranei quali Algeria, Egitto, Giordania, Israele, Libano, Marocco, Palestina e Tunisia. Questi accordi hanno promosso la cooperazione culturale, commerciale e sociale e hanno incoraggiato il dialogo politico nella regione.

È quindi evidente come un partenariato mediterraneo sia un imperativo strategico per l’Unione europea. Le sfide che la regione ha affrontato e continua ad affrontare, relative a la governance, contesto socioeconomico, ambiente e sicurezza, richiedono una risposta comune, soprattutto dieci anni dopo la primavera araba. Per questo, la nuova Agenda per il Mediterraneo propone di rilanciare il partenariato euromediterraneo e di liberare il potenziale della regione.

2021 – Nuova Agenda per il Mediterraneo

Per affrontare queste sfide dobbiamo rinnovare i nostri sforzi reciproci e agire in stretta collaborazione, come partner, nell’interesse di noi tutti. Questo è il significato della nuova Agenda. Siamo risoluti a lavorare insieme ai nostri partner del vicinato meridionale nell’ambito di una nuova Agenda che sarà incentrata sulle persone, soprattutto sulle donne e sui giovani, e ad aiutarli a realizzare le proprie speranze per il futuro, a far valere i propri diritti e a costruire un vicinato meridionale pacifico, sicuro, più democratico, più rispettoso dell’ambiente, prospero ed inclusivo.

L’Alto rappresentante/Vicepresidente Josep Borrell

La nuova Agenda guiderà la cooperazione bilaterale, regionale e interregionale dell’Unione europea nell’ambito nuovo Strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale dell’UE (NDICI). Per il periodo 2021-2027, la Commissione Europea propone di mobilitare fino a 7 miliardi di EUR nell’ambito del NDICI – comprese le garanzie del Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile, importo che potrebbe mobilitare fino a 30 miliardi di € di investimenti privati e pubblici nella regione nei prossimi dieci anni.

La nuova Agenda si incentra su 5 settori d’intervento:

  • Sviluppo umano, buongoverno e Stato di diritto – Rinnovare l’impegno comune a favore della democrazia, dello Stato di diritto, dei diritti umani e della governance responsabile, dando spazio e potere ai giovani e alla società civile e promuovendo la parità di genere.
  • Resilienza, prosperità e transizione digitale – Sostenere economie resilienti, inclusive e connesse che creino opportunità per tutti, specialmente per le donne e per i giovani.
  • Pace e sicurezza – Fornire sostegno ai paesi per affrontare le sfide in materia di sicurezza e trovare soluzioni ai conflitti in corso, intensificando la cooperazione per contrastare le minacce terroristiche, informatiche e la criminalità organizzata.
  • Migrazione e mobilità – Affrontare insieme le sfide degli sfollamenti forzati e della migrazione irregolare e agevolare percorsi legali e sicuri per la migrazione e la mobilità
  • Transizione verde: resilienza climatica, energia e ambiente – Proteggere le risorse naturali della regione e generare crescita verde sfruttando le potenzialità di un futuro a basse emissioni di carbonio.

Fonti e approfondimenti : Notizie Commissione ; Comunicato stampa ; Factsheet

#SURE – 14 miliardi di € sono stati erogati dalla Commissione a 9 Stati membri

11 Febbraio 2021 | Posted in Imprese, Notizie, Senza categoria

Oggi la Commissione europea eroga altri 14 miliardi di € per sostenere i lavoratori in 9 paesi dell’UE duramente colpiti. La pandemia continua a pesare sulle nostre economie e anche se sappiamo che alla fine di questo tunnel vi è la luce, non sappiamo quando la raggiungeremo. Per questo motivo SURE e la solidarietà europea che esso rappresenta sono così importanti.”

Paolo Gentiloni, Commissario per l’Economia

Contesto – cos’è SURE

Sure è la c.d. cassa integrazione europea, ovvero un regime europeo a breve termine di riassicurazione dell’indennità di disoccupazione in modo da garantire una ripresa equa ed inclusiva per tutti. Tale strumento europeo è stato pensato dalla Commissione al fine di aiutare a proteggere i posti di lavoro e i lavoratori che risentono della pandemia di coronavirus. SURE assisterà a livello finanziario gli Stati Membri, per un totale di 100 miliardi di € sotto forma di prestiti concessi dall’UE a condizioni favorevoli.

Perchè SURE è un’espressione tangibile della solidarietà europea? I prestiti erogati nel quadro dello strumento SURE si fondano su un sistema di garanzie volontarie degli Stati membri. Il contributo di ciascuno Stato membro all’importo totale delle garanzie corrisponde alla sua quota relativa sul totale del reddito nazionale lordo dell’Unione europea, sulla base del bilancio UE per il 2020.

Quarta tranche di sostegno finanziario agli Stati membri a titolo dello strumento SURE

La Commissione ha erogato 14 miliardi di euro a 9 Stati membri nella quarta tranche di sostegno agli Stati Membri nell’ambito dello strumento SURE, per aiutare gli Stati membri ad affrontare gli improvvisi aumenti della spesa pubblica per preservare l’occupazione. In questa quarta tranche Belgio ha ha ricevuto 2 miliardi di euro, Cipro 229 milioni di euro, Ungheria 304 milioni di euro, Lettonia 72 milioni di euro, Polonia 4,28, Slovenia 913 milioni di euro, Spagna 1,03 miliardi di euro, Grecia 728 milioni di euro e Italia 4,45 miliardi di euro. Tutti e 9 gli Stati Membri hanno già ricevuto un sostegno finanziario a titolo di SURE nel 2020, nell’ambito di una delle prime tre tranche di emissione e di erogazione che hanno avuto luogo in lo scorso anno.

Fonti : cos’è SURE ; Press Corner: la quarta tranche di emissioni ;

Piano europeo di lotta contro il cancro

9 Febbraio 2021 | Posted in Diritti Fondamentali, Finanziamenti diretti, Finanziamenti indiretti, Notizie

Il 3 febbraio la Commissione ha presentato l’attesissimo “Piano europeo di lotta contro il cancro“, il cui scopo è quello di introdurre un nuovo approccio dell’UE alla prevenzione, alla cura e all’assistenza del cancro. Questo dimostra come, nonostante gli sforzi senza precedenti fatti dall’UE nella lotta al COVID-19, l’Unione rimanga un attore puntuale ed importante anche in altri ambiti relativi alla sanità.

Contesto

Oggi gli Europei rappresentano un decimo della popolazione mondiale, ma anche un quarto dei casi di cancro nel mondo. È stato stimato che senza un’azione decisiva in tal senso, i casi di cancro nell’UE sono destinati ad aumentare di oltre il 24% entro il 2035.

Tale malattia tocca non solamente la sfera umana e di salute dei pazienti e dei loro cari, ma grava anche sui sistemi sanitari, sull’economia e sulla società in generale: è stimato che l’impatto economico complessivo del cancro in Europa superi i 100 miliardi di euro all’anno. Oltre a tutto ciò, la pandemia di COVID-19 ha avuto delle gravi ricadute anche sull’assistenza oncologica, frenando le attività di prevenzione e i trattamenti, ritardando le diagnosi e vaccinazioni e ostacolando l’accesso ai medicinali.

Sono decenni che l’Unione porta avanti l’impegno per contrastare il cancro. Le sue azioni – in particolare quelle di lotta al tabagismo e di protezione dalle sostanze pericolose – hanno salvato e allungato la vita di molti europei. Nonostante ciò, però, l’ultimo piano d’azione globale europeo contro il cancro risale ai primi anni Novanta. Da allora le terapie hanno fatto grandi passi avanti, anche grazie al sostegno alla ricerca e allo sviluppo finanziato dal bilancio dell’UE, sia dal punto di vista della medicina personalizzata che da quello delle innovazioni tecnologiche.

Piano europeo di lotta contro il cancro: un nuovo approccio dell’UE in materia di prevenzione, trattamento e assistenza.

Un’Unione Europea della salute forte è un’Unione in cui i cittadini sono protetti dai tumori evitabili e hanno accesso allo screening e alla diagnosi precoce, e in cui tutti possono contare su un’assistenza di alta qualità in ogni fase del decorso. È proprio questo che ci prefiggiamo con questo piano: avere un impatto tangibile sulla cura del cancro nei prossimi anni. Per me si tratta di un impegno personale oltre che politico.

Stella Kyriakides, Commissaria per la Salute e la sicurezza alimentare

Il Piano europeo di lotta contro il cancro è la risposta dell’UE alle esigenze sopra menzionate. Il piano riflette una politica che si impegna a non lasciare nulla di intentato per agire contro il cancro. Usufruendo della capacitò dell’UE di mobilitare il potere collettivo e di guidare il cambiamento a vantaggio dei cittadini, il Piano europeo di lotta contro il cancro prevede azioni concrete e ambiziose che andranno a sostenere, coordinare e integrare gli sforzi e le politiche degli Stati membri, per ridurre le sofferenze causate dal cancro. La colonna portante di tale piano è, come sottolineato dalla Commissione, è la salvaguardia della salute della persona: gli interessi e il benessere dei pazienti e delle loro famiglie, così come anche quelli della popolazione in generale, sono stati posti al centro in ogni fase del percorso.

Un’ampia gamma di politiche dell’UE sosterrà il Piano, attraverso la digitalizzazione, la ricerca e l’innovazione come punti di partenza per un nuovo approccio alla cura del cancro nell’UE. Il Piano prevede numerose azioni in settori strategici: dall’occupazione all’istruzione, fino alla politica sociale e all’uguaglianza, passando per commercio, agricoltura, energia, ambiente, clima, trasporti, politica di coesione e fiscalità.

Tale piano verrà attuato utilizzando l’intera gamma di strumenti e programmi di finanziamento della Commissione europea, per un totale di 4 miliardi di € destinati ad azioni di lotta contro il cancro e provenienti dal programma EU4Health, da Orizzonte Europa e dal programma Europa digitale, solo per citarne alcuni.

Il piano si articola in quattro aree d’intervento fondamentali:

  • Prevenzione, attraverso azioni finalizzate ad arginare i principali fattori di rischio, a promuovere l’alimentazione sana e l’attività fisica (es.la campagna “HealthyLifestyle4All”) e ad aumentare considerevolmente la copertura vaccinale, per prevenire i tumori causati da infezioni.
  • Individuazione precoce, migliorando l’accesso e la qualità della diagnostica.
  • Diagnosi e trattamento, mediante azioni volte a offrire una migliore assistenza integrata e completa e a correggere le disparità di accesso a cure e medicinali di alta qualità.
  • Miglioramento della qualità della vita dei malati di cancro e dei sopravvissuti, compresi gli aspetti di riabilitazione e di possibile recidiva o metastasi, e misure per facilitare l’integrazione sociale e il reinserimento lavorativo.

Verrà inoltre creato un centro di conoscenze sul cancro, atto a coordinare le iniziative scientifiche e tecniche a livello dell’UE, e sarà portata avanti un’iniziativa europea sulla diagnostica per immagini (imaging) dei tumori, per far progredire la medicina personalizzata e le soluzioni innovative. Il Piano presta anche particolare attenzione ai più piccoli, grazie a un’iniziativa per aiutare i bambini affetti da cancro.

Fonte: EU Press Corner, il Piano europeo di lotta contro il cancro – testo integrale

#Brexit – UK e UE: UN NUOVO PARTENARIATO

3 Febbraio 2021 | Posted in Notizie, Senza categoria

Il 31 gennaio 2020 il Regno Unito ha lasciato l’Unione europea i dopo averne fatto parte per 47 anni.
L’UE e il Regno Unito hanno stabilito di comune accordo un periodo di transizione che sarebbe durato fino al 31 dicembre 2020 e durante il quale il diritto dell’UE si sarebbe continuato ad applicare per cittadini, consumatori, imprese, investitori, studenti e ricercatori, sia nell’UE che
nel Regno Unito.
Il 1 gennaio 2021 il Regno Unito ha ufficialmente lasciato il mercato unico e l’unione doganale dell’UE insieme a tutte le politiche dell’Unione europea e agli accordi internazionali. Il Regno Unito e l’Unione europea sono ora
due mercati distinti e due spazi separati dal punto di vista normativo e giuridico e non c’è più libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali.

ACCORDO SUGLI SCAMBI E LA COOPERAZIONE TRA L’UE E IL REGNO UNITO

Il 24 dicembre 2020, dopo una serie di lunghi e intensi negoziati, la Commissione europea ha raggiunto un accordo con il Regno Unito che definisce le condizioni della futura collaborazione tra Regno Unito e l’Unione europea. Tale accordo, definito dal Financial Times come un “divorzio amichevole” è particolarmente rilevante perché in sua assenza si sarebbe verificato il c.d. no deal. La prospettiva di un’uscita del Regno Unito senza accordo, infatti, avrebbe comportato la disordinata introduzione di dazi e quote sulle merci con conseguenze verosimilmente gravi sia per l’economia britannica che per quella dei paesi che hanno rapporti commerciali importanti con il Regno Unito.
L’accordo, che si fonda su disposizioni che garantiscono condizioni di parità e il rispetto dei diritti fondamentali, riguarda principalmente scambi di merci e servizi, il commercio digitale, la proprietà intellettuale, gli appalti pubblici, l’aviazione e i trasporti su strada, l’energia, la pesca, il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, la cooperazione delle autorità di contrasto e giudiziarie in materia penale, la cooperazione tematica e la partecipazione ai programmi dell’Unione.
Tale accordo inoltre è rispettoso dei principi stabiliti dal Consiglio europeo dell’aprile 2017, che rispecchiano anche gli obiettivi che hanno guidato l’UE nei negoziati. Tra questi principi ci sono la necessità di proteggere l’integrità del mercato unico, l’indivisibilità delle sue quattro libertà e
l’integrità dell’ordinamento giuridico dell’UE, garantendo nel contempo che un paese terzo non goda degli stessi vantaggi offerti dall’appartenenza all’UE.

L’accordo sugli scambi e la cooperazione tra l’UE e il Regno Unito si fonda su tre pilastri principali:

  • un accordo di libero scambio, che prevede un’ambiziosa collaborazione in materia economica, sociale, ambientale e nel settore della pesca;
  • una stretta collaborazione per quanto riguarda la sicurezza dei cittadini
  • un assetto generale di governance.

Un accordo di libero scambio

un accordo di libero scambio, che prevede un’ambiziosa collaborazione in materia economica, sociale, ambientale e nel settore della pesca; una stretta collaborazione per quanto riguarda la sicurezza dei cittadini un assetto generale di governance.
Con il nuovo accordo di libero scambio (ALS) il commercio sarà inevitabilmente molto diverso dagli scambi “senza frontiere” resi possibili da unione doganale e mercato unico dell’UE. In ogni caso, con tale accordo, l’UE e la Gran Bretagna hanno cercato di preservare le relazioni commerciali reciprocamente vantaggiose che le legano, disponendo l’assenza di tariffe e contingenti su tutte le merci conformi alle opportune regole in materia di origine.
L’accordo permette al Regno Unito di continuare a partecipare a diversi programmi bandiera dell’Unione europea nel periodo 2021-2027 quali Horizon Europe, Euratom, Copernicus e ITER. La sua partecipazione è condizionata ad una quota di partecipazione agli stessi che verrà calcolata basandosi sul PIL del Regno Unito rispetto a quello dell’UE.

Una stretta collaborazione per quanto riguarda la sicurezza dei cittadini


L’accordo sottolinea la comune necessità di garantire la sicurezza e la protezione dei cittadini dell’UE e del Regno Unito contro minacce comuni e in continua evoluzione quali la criminalità transfrontaliera, la criminalità
informatica e il terrorismo.
L’accordo prevede l’istituzione nuovo quadro per la collaborazione delle autorità giudiziarie e le forze dell’ordine in materia penale e civile.

Un assetto generale di governance

Ai fini di garantire alle imprese, ai cittadini e ai consumatori la massima certezza dal punto di vista legislativo, un capitolo dell’accordo è dedicato a chiarire come questo verrà messo in atto.
È stato inoltre istituito un consiglio di partenariato misto incaricato di accertarsi che l’accordo sia applicato e interpretato correttamente.

Fonti e approfondimenti: Europa.eu

Vaccini anti COVID-19 sicuri per gli europei

24 Dicembre 2020 | Posted in Diritti Fondamentali, Notizie

È un grande giorno per l’Europa: un giorno in cui dimostriamo vera solidarietà europea sul campo. Dopo mesi di lavoro vediamo i risultati della strategia dell’UE sui vaccini, cioè vaccini sicuri, efficaci e accessibili contemporaneamente per tutti gli Stati membri. Oggi ci rendiamo conto dei risultati che riusciamo a conseguire collettivamente quando lavoriamo di concerto nell’ambito di un’Unione europea della salute forte. Un’Europa che ha a cuore e sostiene la salute dei cittadini. Un’Europa che non lascia nulla di intentato.

Stella Kyriakides, Commissaria per la Salute e la sicurezza alimentare

CONTESTO

Il 17 giugno la Commissione europea ha presentato una strategia europea per accelerare lo sviluppo, la produzione e la diffusione di vaccini efficaci e sicuri contro la COVID-19. In questo periodo la Commissione ha anche finanziato, attraverso accordi preliminari di acquisto, una parte dei costi iniziali sostenuti dai produttori di vaccini, come contropartita del diritto di acquistare un determinato numero di dosi di vaccino in un dato periodo.

Il 15 ottobre la Commissione ha inoltre definito i principali passi che gli Stati membri devono compiere per essere pienamente preparati e che comprendono l’elaborazione di strategie nazionali di vaccinazione.

Prima di essere impiegato sulla popolazione, un farmaco deve ricevere una serie di autorizzazioni da parte delle autorità di controllo. Nell’Unione Europea questo compito spetta ad EMA (Agenzia europea per i medicinali) e infine alla Commissione Europea. Vista la situazione emergenziale l’EMA ha previsto un percorso di verifica accelerato per i vaccini contro il coronavirus, e ha anche offerto assistenza ad aziende e centri di ricerca sul modo più adeguato per raccogliere i dati preliminari sui loro test clinici.

La Commissione sta portando avanti intensi negoziati per costruire un portafoglio diversificato di vaccini per i cittadini dell’UE a prezzi equi. La commissione ha concluso vari contratti con AstraZeneca (400 milioni di dosi), Sanofi-GSK (300 milioni di dosi), Johnson e Johnson (400 milioni di dosi), BioNTech-Pfizer (300 milioni di dosi), CureVac (405 milioni di dosi) e Moderna (160 milioni di dosi). La Commissione ha concluso colloqui esplorativi con l’azienda farmaceutica Novavax al fine di acquistare fino a 200 milioni di dosi.

Ciò significa che la Commissione ha garantito un portafoglio di oltre 2 miliardi di dosi. Per la Commissione è stato importante fin dall’inizio costruire un portafoglio diversificato di vaccini basati su diverse tecnologie, per aumentare le possibilità che uno o più dei candidati al vaccino siano approvati dall’EMA.

BioNTech e Pfizer hanno presentato una domanda formale di autorizzazione all’immissione in commercio condizionata il 1º dicembre, facendo seguito all’analisi progressiva dei loro dati avviata già dal 6 ottobre dall’EMA.

VACCINI SICURI PER GLI EUROPEI

Il 21 Dicembre la Commissione ha rilasciato un’autorizzazione all’immissione in commercio condizionata per il vaccino anti COVID-19 messo a punto da BioNTech e Pfizer, che diventa così il primo vaccino anti COVID-19 autorizzato nell’UE.

Il 21 dicembre la Commissione ha concesso l’autorizzazione condizionale all’immissione in commercio del vaccino sviluppato da BioNTech e Pfizer, a seguito di una valutazione positiva da parte dell’EMA della sua sicurezza ed efficacia. Ora è in attesa del parere dell’Ema sull’eventuale autorizzazione all’immissione in commercio del vaccino da parte di Moderna, che dovrebbe essere fornita entro il 6 gennaio.

Ogni vaccino sarà disponibile per gli Stati membri contemporaneamente e alle stesse condizioni. La distribuzione dei vaccini inizierà poi progressivamente: questo vuol dire che nei primi mesi non ci saranno dosi sufficienti disponibili per vaccinare tutti gli adulti, quindi le prime dosi andranno ai gruppi prioritari individuati dagli Stati membri (ad esempio gli operatori sanitari, le persone di età superiore ai 60 anni etc). Le forniture aumenteranno nel tempo e tutti gli adulti dovrebbero essere in grado di vaccinarsi nel corso del 2021.

Le prime consegne del vaccino BioNTech e Pfizer sono attese entro pochi giorni dall’autorizzazione e le prime vaccinazioni si svolgeranno nel contesto dei giorni di vaccinazione ue del 27-29 dicembre.

La Commissione ha chiesto alle autorità nazionali di prepararsi quanto prima all’organizzazione per garantire la distribuzione rapida dei vaccini, secondo i piani nazionali di vaccinazione, e ha pubblicato orientamenti sulla diffusione delle vaccinazioni su larga scala.

La Commissione segue molto da vicino gli sviluppi dei piani nazionali di vaccinazione e fornisce sostegno pratico agli Stati Membri, in particolare organizzando appalti congiunti per le forniture vaccinali, come siringhe e aghi, e eseguendo una prova di stress dei piani nazionali di vaccinazione prima dell’impiego insieme all’ECDC.

Fonte: ec.europa.eu

#FakeNews Lotta alla disinformazione sul coronavirus

26 Novembre 2020 | Posted in Diritti Fondamentali, Notizie

La pandemia di Covid-19 (“coronavirus”) è stata accompagnata da un'”infodemia” senza precedenti. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), una pletora di informazioni sul virus , spesso false o imprecise e diffuse rapidamente tramite i social media, può generare confusione e sfiducia e compromettere l’efficacia della risposta della
sanità pubblica.
Questa “infodemia” fa leva sulle nostre paure ataviche. Il confinamento ha costretto a casa milioni di persone e aumentato l’uso dei social media, anche come mezzo di accesso all’informazione. Al tempo stesso le piattaforme online, i verificatori di fatti e gli utenti dei social media segnalano milioni di pubblicazioni false o fuorvianti. Viste le incognite del nuovo virus, le lacune nelle conoscenze sono diventate terreno fertile per la proliferazione di narrazioni false o fuorvianti.

Commissione Europea -COMUNICAZIONE CONGIUNTA AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI – Contrastare la disinformazione sulla Covid-19 – Guardare ai fatti
DI COSA SI PARLA QUANDO SI PARLA DI “INFODEMIA“?

L’espressione “infodemia” è la traduzione italiana di “infodemic“, termine inglese composto di “info(rmation)” (informazione) e “(epi)demic” (epidemia). Secondo l’enciclopedia Treccani, “il termine inglese infodemic è una parola d’autore, coniata da David J. Rothkopf, il quale ne ha trattato in un articolo comparso nel quotidiano «Washington Post», When the Buzz Bites Back (11 maggio 2003)”. 

Il termine è stato utilizzato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), secondo la quale “costituisce infodemia un eccesso di informazioni su un problema che rende difficile individuare una soluzione. Durante un’emergenza sanitaria può contribuire alla diffusione di informazioni false, fuorvianti e non confermate. L’infodemia può ostacolare l’efficacia della risposta della sanità pubblica e generare confusione e sfiducia tra le persone.”

Per gestire l’infodemia, l’OMS ha sviluppato un’iniziativa di comunicazione innovativa chiamata WHO’s Information Network for Epidemics: EPI–WIN (Rete di informazione dell’OMS per le epidemie). Durante le emergenze, infatti, la richiesta di informazioni è molto elevata, spesso ci sono molte incognite ed è molto probabile che le persone ricerchino
informazioni provenienti da fonti, individui ed entità di cui si fidano. L’OMS, attraverso EPI-WIN, ha identificato una serie di fonti attendibili e le ha “utilizzate” non solo come moltiplicatori di informazioni accurate e tempestive, ma anche come consulenti sul tipo di informazioni di cui i loro lettori hanno bisogno e che vogliono urgentemente vedere.

COME STA AFFRONTANDO L’UE L’INFODEMIA DOVUTA AL CORONAVIRUS?

La pandemia di coronavirus è stata accompagnata da un’ondata massiccia di informazioni false e fuorvianti, tentativi da parte di soggetti estranei di influenzare i dibattiti interni nell’UE sfruttando il terreno fertile costituito dalle ansie più ataviche dei cittadini e il rapido susseguirsi delle notizie. Le istituzioni dell’UE, quindi, si sono adoperate per sensibilizzare in merito ai pericoli della disinformazione e hanno promosso l’uso di fonti autorevoli.

La Commissione in particolare ha agito su più fronti:

  • Comunicazione: in primis è necessario che le persone possano avere accesso alle informazioni sanitarie verificabili e autorevoli. Per questo la Commissione ha creato un sito web relativo alla risposta al coronavirus che fornisce informazioni serie precise e in tempo reale sul virus e sulle azioni dell’UE. Sulla piattaforma è presente anche una sezione specificamente dedicata alla disinformazione che confuta regolarmente, in tutte le lingue dell’UE, i miti più diffusi sul coronavirus.
  • Cooperazione : verrà creata una sezione speciale sul Coronavirus sul RAS. Il sistema di allarme rapido (RAS) è infatti già un elemento fondante dell’approccio globale dell’UE alla lotta alla disinformazione ed è uno dei quattro pilastri del piano d’azione contro la disinformazione approvato dal Consiglio europeo nel dicembre 2018. Il sistema di allarme rapido, che si basa su informazioni open-source fonti accademiche, fact-checkers (c.d. verificatori di fatti), piattaforme online e partner internazionali, vuole agevolare la condivisione dei dati e delle valutazioni delle campagne di disinformazione e segnalare minacce di disinformazione in tempo reale.
  • Collaborazione con le piattaforme online: Nell’aprile 2018 la Commissione ha delineato un approccio europeo e meccanismi di autoregolamentazione intesi a contrastare la disinformazione online, tra cui un codice di buone pratiche dell’UE sul tema della disinformazione. Tale codice è stato firmato da molte piattaforme quali, tra l’altro, Facebook, Google, Twitter, Mozilla, Microsoft, TikTok, dall’associazione di categoria che rappresenta le piattaforme online e dalle associazioni che rappresentano l’industria della pubblicità e gli inserzionisti. L’UE ha incoraggiato le piattaforme online a contribuire alla lotta contro le notizie false (fake news) e altri tentativi di cattiva informazione rimuovendo i contenuti illegali o falsi. Cò si è tradotto, tra l’altro, dall’inizio della pandemia, nella sospensione di più di 3,4 milioni di account di Twitter sospetti riguardanti il dibattito sul coronavirus.
  • Garanzia di libertà di espressione e pluralismo del dibattito democratico: L’azione dell’UE si basa sul rispetto dei diritti fondamentali, di conseguenza anche gli interventi sulla lotta alla disinformazione non sono mai un pretesto per minare la libertà di espressione, ridurre la responsabilità delle autorità pubbliche o limitare indebitamente l’accesso alle informazioni e la trasparenza.
COSA POSSO FARE IO PER COMBATTERE LA DISINFORMAZIONE?

Ognuno di noi può portare avanti la lotta alla disinformazione con piccoli gesti quotidiani: 1. seguire i consigli delle autorità sanitarie pubbliche italiane e i siti web delle organizzazioni internazionali e dell’UE pertinenti (l’ECDC e l’OMS); 2. controllare il sito della Commissione Europea relativo alla disnformazione sempre aggiornato con le ultime fake news ; 3. evitare di condividere, sui social e su whatsapp, informazioni non verificate provenienti da fonti di dubbia attendibilità.

Fonti: Europa.eu ; Treccani ; Infodemia secondo l’OMS ;

#Covid-19 Le azioni della Commissione per rafforzare le misure di preparazione e risposta in tutta l’UE

3 Novembre 2020 | Posted in Diritti Fondamentali, Notizie

© Copyright Commissione europea 2020

“La situazione relativa alla COVID-19 è molto grave. La risposta dell’UE deve essere più forte. Oggi variamo ulteriori misure di lotta contro il virus che vanno: da un maggiore accesso ai test rapidi all’agevolazione degli spostamenti in sicurezza, in caso di necessità, passando per la preparazione delle campagne di vaccinazione. Invito gli Stati membri alla massima collaborazione. Agendo oggi con coraggio contribuiremo a salvare vite umane e a proteggere posti di lavoro. Nessuno Stato membro uscirà in sicurezza da questa pandemia se non insieme a tutti gli altri.”

Ursula Von Der Leyen, Presidente Commissione Europea

Sono passati quasi nove mesi da quando l’Organizzazione mondiale della sanità ha proclamato la COVID-19 grave emergenza di sanità pubblica che richiede un impegno globale. L’Italia e l’Europa si sono dovute mettere alla prova e adattare ad una situazione senza precedenti. Ora come ora, la cooperazione tra gli Stati Membri gioca un ruolo fondamentale nell’affrontare la pandemia.


La Commissione ora ha avviato una serie di azioni per affrontare la riacutizzazione del Coronavirus. Tali misure sono mirate non solo a limitare la diffusione del virus e a rafforzare la resilienza del mercato interno, ma anche a comprendere meglio la diffusione del virus e l’efficacia della risposta, a intensificare i test mirati, a rafforzare il tracciamento dei contatti, a migliorare i preparativi per le campagne di vaccinazione e a mantenere l’accesso a forniture essenziali come le attrezzature per la vaccinazione, garantendo nel contempo la circolazione di tutte le merci nel mercato unico e agevolando la sicurezza degli spostamenti.

I SETTORI CHIAVE DELLE MISURE DI RISPOSTA ALLA RECRUDESCENZA DEL CORONAVIRUS DELLA COMMISSIONE:

Il piano adottato dalla Commissione ha elaborato una strategia per un ecosistema altamente efficiente di istruzione digitale con un potenziamento delle competenze digitali.

Il piano prevede le azioni seguenti:

  • garantire il flusso di informazioni per decisioni informate;
  • test rapidi ed efficaci;
  • sfruttare appieno le applicazioni di tracciamento dei contatti;
  • vaccinazione efficace, attraverso la negoziazione della Commissione di accordi con i produttori affinché i vaccini possano essere messi a disposizione della popolazione europea e mondiale non appena ne siano state dimostrate la sicurezza e l’efficacia;
  • comunicazione efficace con i cittadini;
  • garantire forniture essenziali, attraverso nuovo appalto congiunto per le attrezzature mediche per la vaccinazione e la proroga anche della sospensione temporanea dei dazi doganali e dell’IVA sull’importazione di attrezzature mediche da paesi terzi, in modo da garantire agli Stati membri un accesso migliore e più economico agli strumenti necessari per prevenire, rilevare e curare la COVID-19;
  • favorire la sicurezza degli spostamenti;
  • estensione delle corsie verdi, ovvero di quelle corsie che, da Marzo, garantiscono il passaggio delle merci alle frontiere in meno di 15 minuti e che quindi contribuiscono a salvaguardare l’approvvigionamento di merci e il tessuto economico dell’UE

Fonte : ec.europa.eu

#Sure – i primi 10 miliardi all’Italia

28 Ottobre 2020 | Posted in Imprese, Notizie

“Ho buone notizie per l’Italia: il programma Sure è pronto. In pratica diciamo alle imprese: non licenziate i vostri lavoratori, daremo dei sussidi in denaro attraverso i fondi europei per tutto il tempo della crisi. E l’Italia da domani avrà i primi 10 miliardi, da investire nella cassa integrazione e nel sostegno al lavoro, su un totale di 27 miliardi”.

Ursula Von Der Leyen

#SURE

Lo strumento SURE è solo un elemento della strategia globale della Commissione per tutelare i cittadini e mitigare le gravi conseguenze socioeconomiche della pandemia. L’UE, tramite SURE, fornirà assistenza finanziaria sotto forma di prestiti, concessi dall’UE agli Stati membri a condizioni favorevoli. I prestiti aiuteranno gli Stati membri ad affrontare aumenti repentini della spesa pubblica per il mantenimento dell’occupazione, SURE infatti è la c.d. cassa integrazione europea.

L’assistenza finanziaria nel quadro dello strumento SURE assumerà la forma di un prestito concesso dall’UE agli Stati membri che ne fanno domanda. D’altro canto, La Commissione contrarrà prestiti sui mercati finanziari per finanziare quelli agli Stati membri, che saranno poi concessi a condizioni favorevoli: gli Stati membri beneficeranno quindi del buon rating di credito dell’UE e di bassi costi di finanziamento.

PRIMA EROGAZIONE ALL’ITALIA – 10 MILIARDI

A Ottobre la Commissione Europea ha emesso la prima obbligazione sociale da 17 miliardi di € a titolo dello strumento SURE dell’UE per contribuire a proteggere i posti di lavoro e conservare l’occupazione. L’emissione comprende due obbligazioni, una da 10 miliardi di € con scadenza nell’ottobre 2030 e una da 7 miliardi di € con scadenza nel 2040.

L’Italia ha ricevuto 10 miliardi di €.

Questo non è solo un esempio di solidarietà europea ma è anche una novità importantissima per l’UE, in quanto, come ha fatto notare Johannes Hahn, Commissario europeo per il Bilancio e l’amministrazione, la “Commissione europea ha compiuto un primo passo verso un ruolo da protagonista nei mercati mondiali dei capitali di debito” .

Le obbligazioni emesse dall’UE a titolo dello strumento SURE hanno ricevuto l’etichetta di “obbligazioni sociali”. Questo ha contribuito ad attirare gli investitori che desiderano sostenere l’occupazione in questi tempi difficili e che possono avere la garanzia che i fondi così saranno realmente destinati a scopi sociali.

Fonte : Europa.eu , RaiNews

CONSULTAZIONE PUBBLICA

8 Ottobre 2020 | Posted in Diritti Fondamentali, Giovani, Imprese, Notizie

Consultazione pubblica per la visione a lungo termine per le zone rurali

L’UE e le aree rurali: il Contesto

La necessità di definire una visione a lungo termine per le zone rurali è stata sottolineata negli orientamenti politici della presidente Von der Leyen e nelle lettere di missione al Vicepresidente Suica, al Commissario Wojciechowski e alla Commissaria Ferreira. La comunicazione su questa visione a lungo termine sarà sviluppata nell’ambito della priorità Democrazia e demografia e contiene collegamenti alla relazione sull’impatto del cambiamento demografico e al Libro verde sull’invecchiamento. Comprenderà anche altri aspetti rilevanti per il futuro delle zone rurali, compresa l’attuazione del Green Deal europeo e la Conferenza sul futuro dell’Europa.

Le regioni prevalentemente rurali ospitano 96 milioni di persone e coprono il 45% del territorio dell’UE. Queste aree producono prodotti, alimentari e non, di alta qualità e contribuiscono alla ricchezza e alla diversità della cultura europea. Il loro ruolo fondamentale nel garantire la gestione delle risorse naturali e nella mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici le renderà una parte cruciale della transizione verso un’Europa verde e sostenibile. Gli studi hanno però dimostrato che molte persone in queste zone rurali si sentono politicamente “trascurate”. A ciò contribuiscono questioni socioeconomiche specifiche. Il passaggio dal settore primario e secondario al terziario dell’economia ha contribuito a un deflusso di manodopera dal settore primario e ha concentrato le opportunità di lavoro nei centri urbani. Ciò è stato accompagnato da tendenze demografiche negative, in particolare nelle aree rurali remote, e da un circolo vizioso di riduzione dell’accesso ai servizi di base e aumento del c.d. divario digitale. Nonostante queste sfide, ci sono molte opportunità nelle zone rurali. Fondamentale è infatti il ruolo che le aree rurali possono svolgere nel garantire una distribuzione territoriale equilibrata della popolazione, evitare la sovrappopolazione delle città, fornire cibo, mitigare i cambiamenti climatici, proporre alternative ai combustibili fossili e sviluppare l’economia circolare. Molti servizi dell’ecosistema (cibo, mangimi, materie prime, regolamentazione dell’acqua, biodiversità, ecc.) Dipendono e sono generati nelle aree rurali. Inoltre, la crisi COVID-19 può introdurre cambiamenti significativi nella società (aumento del telelavoro, apprezzamento per gli spazi verdi) di cui le aree rurali potrebbero beneficiare. Ulteriori azioni a livello europeo faciliterebbero e sosterrebbero i residenti rurali nel trarre vantaggio dalle opportunità future e garantirebbero che non vengano “lasciati indietro”. Infine, garantire il coinvolgimento dei cittadini dell’UE è particolarmente importante nel contesto del Recovery Plan.

Consultazione pubblica dei cittadini e delle parti interessate

È previsto un processo di consultazione globale per garantire che le voci di tutte le parti interessate e dei cittadini europei siano ascoltate. La consultazione raccoglierà punti di vista sulle attuali opportunità e sfide nelle zone rurali, sulle diverse politiche attuate nelle zone rurali, sulle aspirazioni per le zone rurali nel 2040 e sulle azioni necessarie perché queste si concretizzino. Il risultato del processo di consultazione, che comprende una consultazione pubblica online, domande dedicate nell’ Eurobarometro, una serie di eventi pubblici e una conferenza finale, costituirà un elemento importante che alimenterà la comunicazione finale. La consultazione pubblica sarà pubblicata in tutte le lingue dell’UE sul sito web della Commissione “Have your say”. Le principali parti interessate identificate sono agricoltori, consumatori, settore agroalimentare, PMI rurali, Stati membri, autorità regionali e locali, organizzazioni della società civile, giovani rurali, ONG, gruppi di azione locale, reti rurali, accademici e individui interessati.

Per partecipare alla consultazione pubblica segui il link: https://ec.europa.eu/info/law/better-regulation/have-your-say/initiatives/12525-Long-term-vision-for-rural-areas/public-consultation